Il futuro delle utility non è nel G kWh, ma nel dato di consumo

Uomo sorridente che mostra sullo smartphone l’app Digiwatt con grafico di disaggregazione dei consumi energetici domestici

Per anni il prezzo è stato la leva principale nel mercato dell’energia.
Offerta più bassa, cliente acquisito. Offerta più aggressiva, cliente mantenuto.

Poi è arrivato lo spike post-crisi ucraina. Volatilità estrema, comunicazione confusa e oscillazioni continue. Il risultato? Un cliente disorientato, diffidente e poco fedele.

Oggi il prezzo non è più una leva di mantenimento efficace. Al contrario, è diventato una variabile instabile, facilmente replicabile e sempre più comprimibile.

Nel frattempo, agli occhi dell’utente finale, il fornitore è diventato un’entità distante. Invisibile e privo di identità.

E qui nasce il vero problema.

Il grande buio dei consumi

L’utente non sa cosa consuma. Non sa quanto incide il frigorifero, quanto pesa la lavatrice, quanto costa realmente caricare l’auto elettrica o quanto sta producendo il suo fotovoltaico rispetto ai consumi reali. Vede solo un totale in bolletta a fine mese.

Un numero intero, opaco, poco chiaro perché non immediatamente comprensibile.

Questo causa un effetto: la mancanza di consapevolezza, che causa a sua volta una mancanza di legame con il fornitore.

Se non capisco cosa sto pagando, non ne percepisco il valore. Se non percepisco il valore, scelgo solo in base al prezzo.

Ed è così che l’energia diventa una banale commodity.

La svolta: dalla bolletta alla comprensione del cliente

Il dato di consumo non è solo un numero per fatturare. È una fotografia dettagliata delle abitudini energetiche di una famiglia.

Dentro quel dato c’è la presenza di un’auto elettrica, di un impianto fotovoltaico, di una pompa di calore, un pattern di consumi notturni, anomalie ricorrenti e persino segnali precoci di insoddisfazione.

Il punto non è raccogliere più dati. Il punto è saperli leggere.

Digiwatt e la disaggregazione: una tecnologia invisibile ma tangibile

Attraverso il nostro algoritmo di disaggregazione, il NILM, trasformiamo i dati del SII (Sistema Informativo Integrato) in informazioni comprensibili e che restituiscono una mappa dettagliata degli utilizzi energetici.

Senza hardware. Senza installazioni complesse.

Nella versione LIGHT, Digiwatt lavora esclusivamente sui dati disponibili direttamente dal contatore 2G – e questo significa scalabilità immediata su tutta la customer base.

Per la utility è un cambio di paradigma:

  • nessun hardware da spedire
  • nessuna logistica da dover gestire
  • nessun costo di installazione
  • nessuna complessità operativa

È lì. Invisibile, ma con un valore più che evidente. 

La doppia anima di Digiwatt: valore per l’utente e per la utility

La vera forza non è solo nella disaggregazione. È nell’effetto che genera su entrambe le parti dell’ecosistema.

Per l’utente finale

L’AI di Digiwatt rende l’energia finalmente comprensibile.

L’utente può:

  • scoprire quanto pesa sulla bolletta ogni singolo elettrodomestico
  • consigli su come risparmiare
  • confrontare i propri consumi con quelli di utenti simili a lui
  • fissare obiettivi di riduzione
  • comprendere davvero l’impatto delle proprie scelte

Non è solo un’app, ma anche uno strumento di consapevolezza. E quando capisci cosa stai pagando, inizi a percepire valore.

Per la utility

Qui avviene il vero salto strategico. La disaggregazione genera un layer di intelligence sopra la customer base.

La utility può:

  • profilare utenti sulla base di asset reali (auto elettriche, pannelli fotovoltaici, pompe di calore)
  • anticipare il la probabilità di abbandono attraverso l’analisi dei pattern di consumo
  • individuare categorie comportamentali
    attivare campagne mirate per ridurre al minimo i rischi di abbandono
    proporre servizi a valore aggiunto, coerenti con i consumi reali

Si parla di proporre un’offerta mirata, nel momento giusto, al cliente giusto.

Questo porta inevitabilmente ad aumentare il Lifetime Value, il tasso di retention e infine anche la marginalità per cliente, riducendo il costo di acquisizione nel lungo periodo.

Il dato come asset strategico

Il kWh è una commodity. Il dato no. Il valore non è nel prezzo dell’energia, ma nella capacità di estrarre significato da quel flusso continuo di consumi.

Chi riesce a farlo smette di competere solo sul prezzo e costruisce una vera relazione, aumentando la fedeltà e differenziandosi da tutti gli altri

L’energia, finalmente comprensibile

La prossima fase del settore non sarà guidata dal ribasso delle tariffe, ma dall’intelligenza artificiale applicata ai consumi.

Digitalizzare l’esperienza energetica significa renderla chiara, personalizzata, misurabile. Significa trasformare un flusso tecnico in uno strumento di relazione. Significa uscire dalla logica della commodity per entrare in quella del valore.

Non si tratta più di chiedersi quanto costa un kWh. La vera domanda diventa: quanto valore riesci a generare da quel dato?

Ed è qui che si gioca il futuro delle utility.